Il legno è una materia prima naturale utilizzata dall’uomo fin dall’antichità per realizzare costruzioni, mobili, utensili e moltissimi oggetti. In questa lezione scopriremo com’è fatto un albero e come è strutturato il tronco, analizzeremo le principali proprietà e tipologie di legno e seguiremo le diverse fasi della lavorazione, dall’abbattimento all’essiccazione. Conosceremo inoltre i principali pannelli derivati, come compensato, multistrato, truciolare e MDF, per concludere con il tema del riciclo e dell’uso sostenibile di questa importante risorsa rinnovabile.
Le plastiche sono materiali presenti in moltissimi oggetti della nostra vita quotidiana, ottenuti a partire da polimeri e caratterizzati da proprietà che ne permettono impieghi molto diversi. In questa lezione scopriremo la loro origine, le principali famiglie (termoplastiche, termoindurenti ed elastomeri) e i più importanti processi di lavorazione con cui vengono trasformate in prodotti. Concluderemo osservando il tema del riciclo, per comprendere come utilizzare questi materiali in modo più consapevole e ridurne l’impatto sull’ambiente.
L’energia è la capacità di un corpo di compiere lavoro, cioè di provocare un cambiamento. È presente in tutto ciò che ci circonda: permette di mettere in movimento un oggetto, produrre calore, accendere una lampadina o far funzionare una macchina.
In questa lezione scoprirai che l’energia può presentarsi in forme diverse e trasformarsi da una forma all’altra. Imparerai a distinguere le fonti primarie da quelle secondarie e le fonti rinnovabili da quelle esauribili, fino a capire come l’energia di una fonte possa essere trasformata in energia elettrica.
Usa questa pagina come guida per organizzare e completare i tuoi appunti. Non serve copiare tutto: individua parole chiave, collegamenti e concetti fondamentali.
Come possiamo rappresentare su un foglio, che ha soltanto due dimensioni, un oggetto che nella realtà ne ha tre?
È questo il problema a cui rispondono le proiezioni ortogonali, uno dei metodi fondamentali del disegno tecnico.
Un oggetto viene osservato da direzioni diverse e rappresentato attraverso più viste, ciascuna delle quali descrive con precisione una parte della sua forma. In particolare utilizziamo tre piani di proiezione, perpendicolari tra loro: il Piano Verticale (PV), il Piano Orizzontale (PO) e il Piano Laterale (PL).
Sul PV otteniamo il prospetto, sul PO la pianta e sul PL la vista laterale. I raggi utilizzati per costruire queste rappresentazioni sono paralleli tra loro e perpendicolari ai piani di proiezione.
Guarda il video: Introduzione alle proiezioni ortogonali
Prima di iniziare a disegnare, proviamo a capire perché esistono le proiezioni ortogonali e quale problema risolvono.
Nel video partiamo da situazioni e oggetti reali per arrivare gradualmente al principio che sta alla base di questo metodo di rappresentazione.
Dal 3D al foglio: prova l’animazione interattiva
Capire le proiezioni ortogonali soltanto osservando il disegno finito non è sempre immediato.
Per questo ho realizzato una animazione interattiva che permette di seguire il procedimento passo dopo passo.
Una piccola casa viene collocata all’interno del triedro di Monge. Possiamo osservare come le sue diverse parti vengono proiettate sul Piano Verticale, sul Piano Orizzontale e sul Piano Laterale e, successivamente, come i tre piani vengono ribaltati fino a disporsi sullo stesso foglio.
In questo modo diventa molto più semplice comprendere da dove nascono prospetto, pianta e vista laterale e soprattutto capire la relazione tra l’oggetto tridimensionale e il disegno tecnico finale.
Immaginiamo che PV, PO e PL siano tre grandi fogli disposti nello spazio attorno all’oggetto.
Una volta ottenute le tre proiezioni, dobbiamo riuscire a riportarle tutte sul nostro foglio da disegno. Per farlo, il Piano Orizzontale e il Piano Laterale vengono idealmente ruotati fino a trovarsi sullo stesso piano del Piano Verticale.
È il cosiddetto ribaltamento dei piani di proiezione. Alla fine avremo le tre viste disposte sullo stesso foglio e collegate tra loro geometricamente.
Qui di seguito puoi trovare uno spunto interessante per la tua pagina di appunti del Quaderno di Tecnologia sulle proiezioni ortogonali. Come vedi ci sono definizioni scritte in forma di testo ma anche disegni, schemi e mappe per aiutarti a memorizzare i concetti e i collegamenti più importanti. Prova a crearne una tutta tua.
Un altro modo per capire le proiezioni ortogonali
Per approfondire l’argomento vi propongo anche questo ottimo video di Tecnologia Duepuntozero, che spiega il funzionamento delle proiezioni ortogonali utilizzando esempi molto chiari.
Il principio fondamentale rimane sempre lo stesso: osservare uno stesso oggetto da più direzioni e trasformare la sua forma tridimensionale in viste bidimensionali precise e misurabili.
Non sono soltanto un esercizio scolastico
Le proiezioni ortogonali sono alla base di moltissimi disegni utilizzati nella progettazione.
La pianta di un edificio, i suoi prospetti, il disegno di un componente meccanico, di un mobile o di un oggetto industriale utilizzano lo stesso principio: rappresentare la realtà attraverso viste precise, senza le deformazioni prospettiche che avremmo in una fotografia.
È proprio questo il punto fondamentale.
Le proiezioni ortogonali non servono soltanto a disegnare un oggetto.
Servono a descriverlo, a stabilirne le dimensioni e a comunicare con precisione come dovrà essere costruito.
Perché ogni oggetto costruito dall’uomo, prima di diventare realtà, è stato in qualche modo pensato e rappresentato.
Ed è lì che il disegno smette di essere soltanto un insieme di linee e diventa progetto.
Hai preso le squadre? E la matita giusta? Prepararsi per una lezione di disegno tecnico significa anche riconoscere gli strumenti e organizzare il materiale.
In questo laboratorio interattivo puoi allenarti a preparare la tua cartellina virtuale: osserva gli oggetti, scegli quelli richiesti e trascinali nella cartellina. Attenzione: tra gli strumenti utili si nascondono alcuni intrusi!
Il laboratorio comprende sia strumenti per disegnare sia materiali per organizzare il quaderno di tecnologia. Nella realtà, disponili nella cartellina, nell’astuccio o nel raccoglitore secondo le indicazioni dell’insegnante.
Come usare il laboratorio
Puoi scegliere fra tre modalità:
Esplora: passa il puntatore sugli oggetti per scoprirne il nome e imparare a riconoscerli.
Prepara: trascina gli oggetti nella cartellina. Il pannello laterale mostra le tue scelte e distingue quelle corrette da quelle sbagliate.
Sfida: completa la cartellina senza errori. Se inserisci un oggetto sbagliato, la prova riparte.
Premi Verifica la cartellina per controllare se manca qualcosa. Con Reset puoi ricominciare.
Prova il laboratorio
Per osservare meglio gli oggetti, usa uno schermo ampio; su tablet prova l’orientamento orizzontale. Apri il laboratorio in una nuova scheda per utilizzarlo a schermo intero.
Nel laboratorio trovi riga, squadre da 45° e 60°, goniometro, matite HB e 2H, gomma bianca, temperino con serbatoio, compasso con balaustrino, matite colorate e album da disegno.
Devi riconoscere anche il raccoglitore a quattro anelli, i fogli a quadretti da 5 mm, le bustine trasparenti e i Tratto Pen rosso e nero.
Il contatore arriva a 16: i due Tratto Pen si trascinano insieme, ma valgono due elementi.
Attenzione agli intrusi
Non tutto quello che trovi sul tavolo appartiene all’elenco richiesto. Alcuni oggetti sono distrazioni; altri possono essere utili in attività differenti, ma non sono quelli previsti da questa esercitazione.
Per esempio, il laboratorio richiede il compasso con balaustrino: scegliere il compasso semplice non soddisfa questa richiesta.
Una piccola sfida da fare in classe
Prima esplora gli oggetti e prova a nominarli. Poi prepara la cartellina e leggi il risultato della verifica. Infine passa alla modalità Sfida e prova a completarla senza errori.
Puoi lavorare anche in coppia: uno studente sceglie il materiale e l’altro spiega a cosa serve. Alla fine scambiatevi i ruoli.
Dal laboratorio alla cartellina vera
Terminata l’attività, controlla il tuo materiale reale: manca qualcosa? Le matite sono appuntite? Le squadre sono integre e pulite? I fogli sono protetti?
Preparare il materiale prima della lezione ti aiuta a dedicare più tempo al disegno e a lavorare con ordine.
Cosa dicono davvero le nuove Indicazioni nazionali 2025
«L’energia non si farà più in Tecnologia: è passata a Scienze».
È una delle interpretazioni che stanno circolando tra i docenti dopo la pubblicazione delle nuove Indicazioni nazionali. Ed è comprensibile che sia nata: leggendo il nuovo curricolo di Scienze, infatti, troviamo qualcosa che salta immediatamente agli occhi.
Tra le conoscenze previste per la scuola secondaria di primo grado compare un intero ambito denominato “Fonti di energia e applicazioni tecnologiche”. Vi rientrano forme e fonti di energia, energie fossili e rinnovabili, energia nucleare da fissione e fusione, efficienza energetica, impatto ambientale e diversificazione delle fonti.
La conclusione sembrerebbe quasi inevitabile:
l’energia è stata tolta da Tecnologia e assegnata a Scienze.
Ma è davvero così?
Leggendo integralmente le Indicazioni, la risposta è: no, o almeno non in questi termini.
L’energia compare ancora esplicitamente in Tecnologia
Andiamo alla sezione dedicata a Tecnologia e, in particolare, alle competenze attese al termine della classe terza della scuola secondaria di primo grado.
Qui viene richiesto allo studente di saper riconoscere e descrivere i processi di trasformazione delle risorse e di produzione dei beni, individuando le diverse forme di energia coinvolte e mettendo in relazione i sistemi tecnologici con gli esseri viventi e gli elementi naturali.
Dunque l’energia non è scomparsa da Tecnologia.
Continua a comparire esplicitamente proprio tra le competenze che gli studenti devono raggiungere al termine del primo ciclo.
E il confronto con le precedenti Indicazioni rende la questione ancora più interessante.
Cosa dicevano le Indicazioni del 2012?
Nelle Indicazioni del 2012, tra i traguardi per lo sviluppo delle competenze di Tecnologia al termine della scuola secondaria di primo grado, comparivano già tre elementi fondamentali:
processi di trasformazione delle risorse → produzione dei beni → forme di energia coinvolte.
Nel 2025 ritroviamo sostanzialmente lo stesso nucleo, inserito però in una prospettiva ancora più sistemica, che comprende anche le relazioni tra sistemi tecnologici, esseri viventi ed elementi naturali.
Indicazioni 2012
Indicazioni 2025
Tecnologia
Processi di trasformazione delle risorse e produzione dei beni; riconoscimento delle forme di energia coinvolte
Processi di trasformazione delle risorse e produzione dei beni; individuazione delle forme di energia coinvolte; relazioni tra sistemi tecnologici, esseri viventi ed elementi naturali
Scienze
L’energia è affrontata all’interno dello studio dei fenomeni fisici
Oltre allo studio fisico dell’energia compare esplicitamente il nucleo “Fonti di energia e applicazioni tecnologiche”
Ed è proprio nella seconda riga che troviamo, probabilmente, la vera novità.
Che cosa è cambiato davvero?
Le nuove Indicazioni attribuiscono a Scienze una presenza molto più esplicita sul tema delle fonti energetiche.
Nel curricolo scientifico troviamo infatti, oltre a termodinamica, elettricità e più in generale energia e interazioni, uno specifico gruppo di conoscenze dedicato a:
forme e fonti di energia;
energie fossili;
energie rinnovabili;
energia nucleare da fissione e da fusione;
efficienza energetica;
impatto ambientale;
diversificazione delle fonti energetiche.
Questo cambiamento esiste e non avrebbe senso negarlo.
Ma da qui a concludere che l’energia sia stata eliminata da Tecnologia c’è un salto logico che il testo delle Indicazioni non giustifica.
Scienze e Tecnologia: due prospettive sullo stesso problema
Qui è necessaria una precisazione.
Le Indicazioni non stabiliscono una rigida divisione del tipo:
“questo aspetto dell’energia appartiene a Scienze, quest’altro a Tecnologia”.
Quella che segue è quindi una possibile lettura didattica e curricolare, non una ripartizione prescritta dal Ministero.
È però una lettura che trova un importante sostegno nello stesso documento.
Nella presentazione di Tecnologia, infatti, le nuove Indicazioni spiegano che la disciplina richiede una visione sistemica che integra e completa lo studio delle discipline scientifiche, procedendo dalla comprensione dei fenomeni fino alla loro applicazione in contesti specifici per risolvere problemi e raggiungere scopi utili.
Questa impostazione offre una chiave molto interessante.
Scienze può interrogarsi prevalentemente su:
Che cos’è l’energia? Come si manifesta? Come si trasforma? Quali fenomeni e principi fisici sono coinvolti? Quali sono le diverse fonti energetiche?
Tecnologia può invece interrogarsi su:
Come utilizziamo quell’energia per raggiungere uno scopo? Attraverso quali macchine e sistemi? Come viene prodotta, trasformata, trasportata e utilizzata? Con quali infrastrutture, rendimenti, risorse e conseguenze ambientali?
Non sono necessariamente contenuti diversi.
È diverso lo sguardo disciplinare con cui li osserviamo.
E quindi le centrali elettriche?
È probabilmente la domanda più concreta per un docente di Tecnologia.
Dobbiamo smettere di parlare di centrali idroelettriche, termoelettriche, eoliche, fotovoltaiche o nucleari perché le fonti energetiche compaiono nelle conoscenze di Scienze?
Una lettura complessiva delle Indicazioni porta, a mio avviso, a una conclusione diversa.
Come potrebbe uno studente imparare a riconoscere i processi di trasformazione delle risorse e le forme di energia coinvolte senza analizzare almeno alcuni dei sistemi tecnologici attraverso i quali quelle trasformazioni avvengono?
Prendiamo una centrale idroelettrica.
In Scienze possiamo studiare energia potenziale e cinetica, trasformazioni energetiche, elettricità e principi fisici coinvolti.
In Tecnologia possiamo analizzare il sistema: diga, bacino, condotta forzata, turbina, alternatore, trasformatore e rete elettrica. Possiamo capire attraverso quale processo una risorsa naturale viene utilizzata per produrre energia elettrica e valutarne funzionamento, efficienza, vantaggi, limiti e impatti.
Non sono necessariamente due lezioni uguali.
Sono due possibili letture, scientifica e tecnologica, dello stesso sistema.
Forse il vero problema è un altro
Per molti anni abbiamo costruito i programmi scolastici come elenchi di “argomenti”:
il legno in prima, l’alimentazione in seconda, l’energia in terza.
Ma le Indicazioni nazionali non sono l’indice di un libro di testo.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rischiamo di dimenticare quando discutiamo delle nuove Indicazioni.
La scuola deve garantire il raggiungimento delle competenze attese e degli obiettivi di apprendimento previsti dal quadro nazionale. È poi attraverso la progettazione curricolare che si scelgono e si organizzano contenuti, conoscenze, attività ed esperienze attraverso cui raggiungerli.
Per questo la domanda:
“In quale materia sta l’energia?”
rischia di essere posta male.
Forse dovremmo chiederci:
“Che cosa deve comprendere dell’energia uno studente attraverso Scienze e che cosa deve comprendere attraverso Tecnologia?”
Un’occasione per ripensare il curricolo
Le nuove Indicazioni potrebbero allora diventare un’occasione per costruire un raccordo più efficace tra le due discipline.
Non duplicare lo stesso capitolo sulle fonti energetiche.
Ma nemmeno stabilire semplicemente che “l’energia adesso la fa Scienze”.
Possiamo invece progettare percorsi nei quali ciascuna disciplina metta in campo il proprio specifico punto di vista.
SCIENZE
Fenomeni, grandezze, forme e trasformazioni dell’energia, principi fisici, fonti energetiche, aspetti scientifici dell’efficienza e dell’impatto ambientale.
TECNOLOGIA
Sistemi, macchine, processi di trasformazione, produzione e distribuzione, infrastrutture, efficienza dei sistemi, risorse, scelte tecnologiche e rapporto tra tecnologia, ambiente e società.
A quel punto una centrale elettrica non è più soltanto “un argomento del programma”.
Diventa un sistema tecnologico da comprendere.
Ed è difficile immaginare qualcosa di più coerente con la visione sistemica che le nuove Indicazioni attribuiscono alla Tecnologia.
Quindi: energia fuori da Tecnologia?
Direi proprio di no.
È vero che nelle nuove Indicazioni Scienze acquisisce una presenza molto più esplicita sul tema delle fonti energetiche e delle loro applicazioni.
È una novità importante e deve avere conseguenze nella progettazione dei curricoli.
Ma è altrettanto vero che le stesse Indicazioni continuano a chiedere esplicitamente, in Tecnologia, di far riconoscere agli studenti le diverse forme di energia coinvolte nei processi di trasformazione delle risorse e di produzione dei beni.
Più che una sottrazione, quindi, emerge la necessità di ripensare i confini e soprattutto le prospettive delle due discipline.
Forse la domanda da cui partire non è:
“A chi appartiene l’energia?”
ma:
“Che cosa deve capire dell’energia uno studente quando la guarda con gli occhi della Scienza e che cosa deve capire quando la guarda con gli occhi della Tecnologia?”
È una differenza tutt’altro che secondaria.
Ed è probabilmente su questa differenza che vale la pena aprire il confronto.