Cosa dicono davvero le nuove Indicazioni nazionali 2025
«L’energia non si farà più in Tecnologia: è passata a Scienze».
È una delle interpretazioni che stanno circolando tra i docenti dopo la pubblicazione delle nuove Indicazioni nazionali. Ed è comprensibile che sia nata: leggendo il nuovo curricolo di Scienze, infatti, troviamo qualcosa che salta immediatamente agli occhi.
Tra le conoscenze previste per la scuola secondaria di primo grado compare un intero ambito denominato “Fonti di energia e applicazioni tecnologiche”. Vi rientrano forme e fonti di energia, energie fossili e rinnovabili, energia nucleare da fissione e fusione, efficienza energetica, impatto ambientale e diversificazione delle fonti.
La conclusione sembrerebbe quasi inevitabile:
l’energia è stata tolta da Tecnologia e assegnata a Scienze.
Ma è davvero così?
Leggendo integralmente le Indicazioni, la risposta è: no, o almeno non in questi termini.
L’energia compare ancora esplicitamente in Tecnologia
Andiamo alla sezione dedicata a Tecnologia e, in particolare, alle competenze attese al termine della classe terza della scuola secondaria di primo grado.
Qui viene richiesto allo studente di saper riconoscere e descrivere i processi di trasformazione delle risorse e di produzione dei beni, individuando le diverse forme di energia coinvolte e mettendo in relazione i sistemi tecnologici con gli esseri viventi e gli elementi naturali.
Dunque l’energia non è scomparsa da Tecnologia.
Continua a comparire esplicitamente proprio tra le competenze che gli studenti devono raggiungere al termine del primo ciclo.
E il confronto con le precedenti Indicazioni rende la questione ancora più interessante.
Cosa dicevano le Indicazioni del 2012?
Nelle Indicazioni del 2012, tra i traguardi per lo sviluppo delle competenze di Tecnologia al termine della scuola secondaria di primo grado, comparivano già tre elementi fondamentali:
processi di trasformazione delle risorse → produzione dei beni → forme di energia coinvolte.
Nel 2025 ritroviamo sostanzialmente lo stesso nucleo, inserito però in una prospettiva ancora più sistemica, che comprende anche le relazioni tra sistemi tecnologici, esseri viventi ed elementi naturali.
| Indicazioni 2012 | Indicazioni 2025 | |
|---|---|---|
| Tecnologia | Processi di trasformazione delle risorse e produzione dei beni; riconoscimento delle forme di energia coinvolte | Processi di trasformazione delle risorse e produzione dei beni; individuazione delle forme di energia coinvolte; relazioni tra sistemi tecnologici, esseri viventi ed elementi naturali |
| Scienze | L’energia è affrontata all’interno dello studio dei fenomeni fisici | Oltre allo studio fisico dell’energia compare esplicitamente il nucleo “Fonti di energia e applicazioni tecnologiche” |
Ed è proprio nella seconda riga che troviamo, probabilmente, la vera novità.
Che cosa è cambiato davvero?
Le nuove Indicazioni attribuiscono a Scienze una presenza molto più esplicita sul tema delle fonti energetiche.
Nel curricolo scientifico troviamo infatti, oltre a termodinamica, elettricità e più in generale energia e interazioni, uno specifico gruppo di conoscenze dedicato a:
- forme e fonti di energia;
- energie fossili;
- energie rinnovabili;
- energia nucleare da fissione e da fusione;
- efficienza energetica;
- impatto ambientale;
- diversificazione delle fonti energetiche.
Questo cambiamento esiste e non avrebbe senso negarlo.
Ma da qui a concludere che l’energia sia stata eliminata da Tecnologia c’è un salto logico che il testo delle Indicazioni non giustifica.

Scienze e Tecnologia: due prospettive sullo stesso problema
Qui è necessaria una precisazione.
Le Indicazioni non stabiliscono una rigida divisione del tipo:
“questo aspetto dell’energia appartiene a Scienze, quest’altro a Tecnologia”.
Quella che segue è quindi una possibile lettura didattica e curricolare, non una ripartizione prescritta dal Ministero.
È però una lettura che trova un importante sostegno nello stesso documento.
Nella presentazione di Tecnologia, infatti, le nuove Indicazioni spiegano che la disciplina richiede una visione sistemica che integra e completa lo studio delle discipline scientifiche, procedendo dalla comprensione dei fenomeni fino alla loro applicazione in contesti specifici per risolvere problemi e raggiungere scopi utili.
Questa impostazione offre una chiave molto interessante.
Scienze può interrogarsi prevalentemente su:
Che cos’è l’energia? Come si manifesta? Come si trasforma? Quali fenomeni e principi fisici sono coinvolti? Quali sono le diverse fonti energetiche?
Tecnologia può invece interrogarsi su:
Come utilizziamo quell’energia per raggiungere uno scopo? Attraverso quali macchine e sistemi? Come viene prodotta, trasformata, trasportata e utilizzata? Con quali infrastrutture, rendimenti, risorse e conseguenze ambientali?
Non sono necessariamente contenuti diversi.
È diverso lo sguardo disciplinare con cui li osserviamo.

E quindi le centrali elettriche?
È probabilmente la domanda più concreta per un docente di Tecnologia.
Dobbiamo smettere di parlare di centrali idroelettriche, termoelettriche, eoliche, fotovoltaiche o nucleari perché le fonti energetiche compaiono nelle conoscenze di Scienze?
Una lettura complessiva delle Indicazioni porta, a mio avviso, a una conclusione diversa.
Come potrebbe uno studente imparare a riconoscere i processi di trasformazione delle risorse e le forme di energia coinvolte senza analizzare almeno alcuni dei sistemi tecnologici attraverso i quali quelle trasformazioni avvengono?
Prendiamo una centrale idroelettrica.
In Scienze possiamo studiare energia potenziale e cinetica, trasformazioni energetiche, elettricità e principi fisici coinvolti.
In Tecnologia possiamo analizzare il sistema: diga, bacino, condotta forzata, turbina, alternatore, trasformatore e rete elettrica. Possiamo capire attraverso quale processo una risorsa naturale viene utilizzata per produrre energia elettrica e valutarne funzionamento, efficienza, vantaggi, limiti e impatti.
Non sono necessariamente due lezioni uguali.
Sono due possibili letture, scientifica e tecnologica, dello stesso sistema.
Forse il vero problema è un altro
Per molti anni abbiamo costruito i programmi scolastici come elenchi di “argomenti”:
il legno in prima, l’alimentazione in seconda, l’energia in terza.
Ma le Indicazioni nazionali non sono l’indice di un libro di testo.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rischiamo di dimenticare quando discutiamo delle nuove Indicazioni.
La scuola deve garantire il raggiungimento delle competenze attese e degli obiettivi di apprendimento previsti dal quadro nazionale. È poi attraverso la progettazione curricolare che si scelgono e si organizzano contenuti, conoscenze, attività ed esperienze attraverso cui raggiungerli.
Per questo la domanda:
“In quale materia sta l’energia?”
rischia di essere posta male.
Forse dovremmo chiederci:
“Che cosa deve comprendere dell’energia uno studente attraverso Scienze e che cosa deve comprendere attraverso Tecnologia?”

Un’occasione per ripensare il curricolo
Le nuove Indicazioni potrebbero allora diventare un’occasione per costruire un raccordo più efficace tra le due discipline.
Non duplicare lo stesso capitolo sulle fonti energetiche.
Ma nemmeno stabilire semplicemente che “l’energia adesso la fa Scienze”.
Possiamo invece progettare percorsi nei quali ciascuna disciplina metta in campo il proprio specifico punto di vista.
SCIENZE
Fenomeni, grandezze, forme e trasformazioni dell’energia, principi fisici, fonti energetiche, aspetti scientifici dell’efficienza e dell’impatto ambientale.
TECNOLOGIA
Sistemi, macchine, processi di trasformazione, produzione e distribuzione, infrastrutture, efficienza dei sistemi, risorse, scelte tecnologiche e rapporto tra tecnologia, ambiente e società.
A quel punto una centrale elettrica non è più soltanto “un argomento del programma”.
Diventa un sistema tecnologico da comprendere.
Ed è difficile immaginare qualcosa di più coerente con la visione sistemica che le nuove Indicazioni attribuiscono alla Tecnologia.
Quindi: energia fuori da Tecnologia?
Direi proprio di no.
È vero che nelle nuove Indicazioni Scienze acquisisce una presenza molto più esplicita sul tema delle fonti energetiche e delle loro applicazioni.
È una novità importante e deve avere conseguenze nella progettazione dei curricoli.
Ma è altrettanto vero che le stesse Indicazioni continuano a chiedere esplicitamente, in Tecnologia, di far riconoscere agli studenti le diverse forme di energia coinvolte nei processi di trasformazione delle risorse e di produzione dei beni.
Più che una sottrazione, quindi, emerge la necessità di ripensare i confini e soprattutto le prospettive delle due discipline.
Forse la domanda da cui partire non è:
“A chi appartiene l’energia?”
ma:
“Che cosa deve capire dell’energia uno studente quando la guarda con gli occhi della Scienza e che cosa deve capire quando la guarda con gli occhi della Tecnologia?”
È una differenza tutt’altro che secondaria.
Ed è probabilmente su questa differenza che vale la pena aprire il confronto.

